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CAPALBIO

Un Gioiello dall'assetto tipico dei Borghi medievali

Il paese possiede i connotati e presenta un assetto urbanistico tipico dei borghi medioevali.
Il più antico documento che città Capalbio, è la bolla Leonino Carolingia con la quale Carlo Magno, donava il Castello dell'Abbazia delle Tre Fontane alla città di Roma.
Alcuni studiosi sostengono invece che il paese era abitato fin dalla più remota antichità. Questo sarebbe stato confermato dal ritrovamento di tombe dell'età del bronzo e arcaiche.
Dall'805 il paese ha seguito le vicende del patrimonio dell'Abbazia delle Tre Fontane.
Agli inizi del 1300 il Castello era sottoposto al dominio di una famiglia signorile locale che nel 1305 si alleò con gli orvietani contro gli Aldobrandeschi di Santa Fiora e i Baschi di Monte Merano.
Venuta meno l'autorità politica degli orvietani, Capalbio fu concesso dagli Aldobrandeschi di Santa Fiora alla regione di Siena tra il 1339 e il 1345, ma cadde in seguito sotto il dominio degli Orsini.

Intorno al 1400 venne definitivamente conquistata dai senesi; da questo periodo risalgono i cimeli più interessanti ed artistici del paese. Nel 1555 le truppe spagnole conquistarono Capalbio e da questo momento, iniziò la decadenza economica e demografica del paese. La malaria rendeva inospitale la zona e gli spagnoli non la tolleravano dal punto di vista strategico militare perché poteva essere una roccaforte ai confini con lo Stato dei Presidi.
Il passaggio successivo del Granducato di Toscana dei Medici ai Lorena, segnò per Capalbio la perdita dell'autonomia amministrativa. In questo periodo di disastrosa situazione sociale, si aggiunse anche la piaga del banditismo che terrorizzava la Maremma. Ancora oggi si rammentano i nomi dei famosi briganti che spadroneggiavano nelle contrade trovando poi rifugio nelle macchie impenetrabili; uno di questi è Domenico Tiburzi che ha legato parte della sua storia a questo paese.
Non si può parlare della storia di Capalbio senza accennare al castello più antico di Tricosto, oggi detto comunemente Capalbiaccio, di cui avanzano le rovine sul colle sito a nord-ovest. All'interno della struttura è tuttora custodito il famoso pianoforte "di ", costruito da Conrad Graf (nato a Riedlingen, Germania, 1782), risalente, così come indica il numero di serie, ai primi mesi dell'anno 1823.
I suoi strumenti erano famosi per la loro eccezionale stabilità e solidità e, nonostante la loro struttura fosse completamente in legno, raramente sono state rilevate crepe, distorsioni o scollamenti sulle sue opere. Assieme allo strumento, il pianoforte "di Puccini" è l'unico con un'estensione di sei ottave, l'incortatura è tripla ed è dotato di una meccanica di concezione ancora settecentesca che all'inizio del'900 era completamente fuori moda.
Lo strumento è munito di cinque pedali che, oltre agli effetti del "forte", di "una corda" e del moderatore, azionano l'effetto del "fagotto" ed il sistema della "banda Turca". Il lavoro di restauro si è svolto alla fine dell'anno 1994 nella "sala Giacomo Puccini" del castello di Capalbio, che ospitava lo strumento già al tempo dello stesso Puccini. L'umidità relativa di questo ambiente si è mantenuta per tutto il periodo del lavoro, questo fatto ha certamente evitato spacchi e crepe sulla tavola armonica e nella cassa dello strumento.
Per l'importanza storico-artistica assunta in epoca rinascimentale, Capalbio è stata soprannominata anche la piccola Atene. Il comune, tra quelli più a sud della Toscana, è stato premiato negli ultimi anni con le 5 vele e la prima posizione nella Guida Blu di Legambiente-Touring Club Italiano 2007 per la tutela e la gestione oculata delle sue spiagge, del paesaggio e dell'ambiente circostante.
Considerata la sua posizione e le sue ricchezze storiche e naturali, Capalbio è meta privilegiata di turisti in cerca di scoperta, mare e natura.